DESCRIZIONE DELLA CITTA’ DI CASTELVETRANO

La  palmosa città di Castelvetrano, che dalle selvaggie palme, di cui  abbonda il suo territorio ed epiteto trasse, sta situata nella provincia della valle di Mazara nel regno di Sicilia ,a ponente del medesimo,e nell’ultima  costa meridionale che attacca a quella di libeccio . La sua antichissima fondazione ha dato campo a molti scrittori di contendere fra  loro nella diversità di opinioni .Non pochi dunque fra i  quali gli antichi annali di Sicilia,  Arezio, Ricciolo, Rasceli e molti altri vogliono che sia la città di Antella,edificata dal troiano Antonello campagno di Alceste, venuto in Sicilia prima della rovina di Troia .Altri con Cluverio vogliono che sia la città di Elcezio, o almeno rifatta dalle sue rovine. Il cieco di Forli asserisce, ma senza addurre autorità nessuna, di essere stata fondata dalli soldati veterani romani come un luogo di riposo e di amenità , per cui trasse il nome di Castelvetrano, quasi castrum veteranoru : altri infine naturali della stessa città a tradizione vogliono che sia stato castello antichissimo dei veterani selinuntini, a motivo che porta questa stessa città le stesse insegne di Selinunte che sono: un albero di palma in campo celeste; giusto quel verso di Virgilio nel terzo libro dell’Eneide:_ attribuito il titolo di palmosa a Selinunte .

Teque datis linquo ventis palmosa Selinus”.

Ed in qust’ altro di Livio:

Palmis onusta Selinus.”

Al che corrispondono due iscrizioni in lapidi marmorea, che si osservano, la prima, cioè sopra una delle porte dell’ accennata città di Castelvetrano, situata a mezzogiorno, che cosi comincia :

D:O:M:

Filippo 4° rege diclarissimo castriveterani principe

Palmosa seline deleta fugaces nostrim veteranis, jure concives dederant etc.

E l’ altra iscrizione si vede nella fontana pubblica chiamata della Ninfa nella piazza circolare del palazzo del principe del tenor seguente:

D:O:M:

Filippo 3° rege, Joanne De Aragona, castriveterani Principe: Biginia Selinim alluebat Punico bello brevi diruta; Ideo moerens jacebat Semisepulta,modo per castrumveteranum bellefluit exultans, quod si jamdin Desierit Selinuntiorum aridam eorunden veteranorum descendentium Pronepotum foecunda denno incipiant irrigare palman.

Dal che si deduce essere stata la città di Castelvetrano castello dei Selinuntini

Essendosi intanto tempo addietro riscontrata copia della concessione dello stato di Partanna, fatta dal conte Ruggero Normanno alla casa dei signori Grifeo, nella designazione dei confini del suddetto Stato fra gli altri si è rilevato uno dei confini la via che da Castelvetrano si va ad Antella, onde bisogna dirsi che altra era Antella ed altra Castelvetrano, come altronde assicurano il Padre Massa e il Fazello, molto più che tutt’ora miglia 26 circa distante da Castelvetrano verso Oriente,si scorge un luogo con alcune reliquie di antichità chiamato la montagna di Antello dove si vuole da molti scrittori che fosse situata Antella. E siccome l’assertiva del cieco di Forlì, va  sprovveduta di autorità, bisogna così dirsi, che o Castelvetrano sia l’antichissima città di Elcezio, come vuole Cluverio, e che abbia forse mutato il nome nelle vicende della Sicilia allorché fu da Saraleia occupata, come si osserva nella carta geografica di Sicilia ristampata l’anno 1776, o che sia stato castello dei Veterani Selinuntini da questi fabbricato per antemurale o per osservazione. Comunque la cosa sia, potrebbero le ultime due opinioni conciliarsi, vale a dire che sia stata la città di Elvezio e che abbia ricevuto i Selinuntini dopo la rovina della loro città, essendo vero sia l’una che l’altra rimane sempre un’antichissima fondazione.

Gode Castelvetrano il titolo di città sia per la sua ampiezza e magnificenza, che per esserle stato dato da diversi antichi monarchi ed ultimamente per le lettere firmate dall’augustissimo Carlo 3° re delle Spagne date in Madrid l’8 luglio 1777 diretti ai spett/le Consiglieri, Magistrati, Consoli,Maggiori,Maestranze,Capi di Comunità e qualsiasi voglia giudice e tribunale della suddetta città di Castelvetrano ; ed inoltre dell’invittissimo nostro Monarca Ferdinando 4° (che Dio conservi) in altre lettere date in Napoli il 20 settembre 1777: non solo le aveva dato il titolo di città ma ancora a tutti i ministri di giustizia di essa quello di ministri Spettabili.

La situazione della predetta città è sopra una collina che da levante scende al dolce declivio, restando da Ponente in una gran pianura; da dove si scorge verso l’Oriente un lungo tratto di pianura di 24 miglia circa dopo la quale succedono monti da Mezzogiorno di 8 miglia alla quale prosegue una vasta veduta di mare da Ponente di 12 miglia a cui succede pure il mare ; e da Tramontana di 7 miglia, a cui seguono basse montagne, in guisa che dalla città e dalle sue uscite si scorge un semicircolo di aperto mare in lontananza di 46 miglia circa, cominciando da Scirocco verso mezzogiorno e di là a Ponente che quasi sino a Maestro si estende; Ella quantunque non sia posta in riva al mare fa parte delle città marittime, perché tiene il litorale proprio di miglia 11, che comincia dalla foce del fiume Belice, in cui si fa pesca di anguille, capitoni e cefali, e si distende verso ponente sino alla punta del Satarello, dal padre Massa chiamato Satarello, dirimpetto al Libeccio ed attacca col litorale della città di Mazara da Ponente e con quello di Sciacca da Levante. Nell’estensione di 11 miglia, di cui viene formato il litorale di Castelvetrano vi sono due fortezze ossia due torri marittime l’una chiamata del forte Polluce e l’altra delle tre Fontane essendovi vicina a quest’ultima oltre di molti rivoli di perfettissima acqua, tre fonti di cui si provvedono molti bastimenti e galee essendo capaci di provvedersene un’armata. Le quali torri restano sotto la soprintendenza dei Giurati di Castelvetrano. Vi sono inoltre tre scavi l’uno ben grande vicino la punta del Satarello che è capace di 30 galee, il secondo vicino la torre, la Torre del Forte Polluce, dalla parte Orientale dove era l’antico porto della rovinata città di Selinunte capace di 20 galee. Ma questi due scavi non sono frequentati ; ed il terzo più piccolo degli altri accennati, chiamato Bruca poco meno di mezzo miglio distante da quello del forte, pure verso Oriente e questo è molto frequentato da barche pescherecce che  vi fanno un gran salato di sarde e di angiove e pesca di altri pesci e di tartane, ed altre barche inferiori che vi fanno il caricato di vino ed altri generi e lo sbarco di ogni sorta di legnami di castagne, ed altri capi di mercanzia: oltre vi sono altri sidotti, per barche pescherecce.

Gode Castelvetrano di un perfettissimo e salutevole aere, si perché non ha veruna palude all’intorno, né fiumi essendo quest’ultimi in distanza da non potere apportare nessuna cattiva esalazione alla città; chè ancora perché la stessa è ventilata da ogni parte per cui molti forestieri vi vengono a mutazione di aere e ne sperimentano molto profitto per le sue buone qualità molto giovevoli specialmente per i fisici. Le campagne poi che si osservano ad un colpo d’occhio unite al mare dagli edifici della città o dalle sue uscite hanno un prospetto sorprendente che solleva l’animo; perché essendo la gran pianura sopra descritta da ogni d’intorno sparsa di alberi diversi da uliveti, vigneti, giardini e boschi, e tempestata di casolari e di abitazione di campagna, nelle quali vi sono 42 chiese rurali.

Si rende perciò amenissima, essendo per altro in ogni tempo verdeggiante, ed in Gennaio e Febbraio si osserva tutta fiorita per il gran numero di alberi di mandorle, che fanno in quel tempo i suoi fiori.

Questa città è distante da Palermo capitale del Regno 50 miglia italiane circa di via piana e 12 distante da Mazara capitale della provincia, che le stà a Ponente, col cui territorio pure confina quello di Castelvetrano, e finalmente è distante dal mare 8 miglia, ma per linea retta può contarsi 6 miglia.

La stessa appartiene all’eccellentissimo Sig. Duca di Terranova Montelione D. Ettore Maria Aragona Pignatelli Corte Dimintelli Mendorre che ne gode il titolo di Principe con mero e misto impero.

              Vi è in questa città una collegiata insigne sotto il titolo di S. Pietro principe degli Apostoli, dove officiano 15 canonici che in virtù del Breve Pontificio possono aumentarsi sino al numero di 24; 12 Beneficiari Coristi che possono aumentarsi a beneplacito del capitolo;maestro di cerimonie,Mazziere e Chierici. La stessa è di padronato del Sig. Principe sud.to e forma due dignità, la prima cioè di Decano e la seconda di Tesoriere. Il Decano però è di essa Chiesa Istitutore e Collatore Apostolico, ed in suo difetto il capitolo; in guisa che in ogni caso di vacanza dei Canonici e beneficiati spedisce le bolle ai soggetti dal Sig. Principe presentati. Il Capitolo di questa Collegiata ha il primo luogo appresso il Capitolo della Cattedrale di Mazara capo della provincia e Diocesi come si osserva nel Sinodo fatto dal Monsignor Vescovo D. Alessandro Caputo sotto li 28, 29, e 30 settembre 1735, di modo, che viene preferita alle Collegiate di Marsala, Trapani ed all’altra Diocesi per essere più insignita. Li Canonici di essa usano nei giorni feriali la superpelliccia sopra il rocchetto, nei semiduplici di tutto l’anno il rocchetto con mazzetta pavonaccia, nelle prime e seconde classi di inverno la cappa magna con cappuccio, vestito di pelli di ermellino e di questa la cappa magna con cappuccio e fascia rossa, ed i Beneficiati vestono di superpelliccia con almuzio nero, ed i chierici possono portare la tunica rossa.

Il maestro di cerimonie usa poi le insigne dei maestri di cerimonie dei Vescovi. Vi è  anche un monastero di monache sotto titolo della SS. Annunziata, dove entrano donzelle nubili del paese e vivono sotto la regola di S. Domenico. La di cui Superiora però per Breve Pontificio gode il titolo di Abbadessa, perché essendo stata prima sotto la regola di S. Benedetto vollero commutato l’abito, con che la Superiora portasse il titolo di Abbadessa. Vi esiste inoltre un colleggio di Maria, dove le convittrici religiose terziarie di S. Ignazio donano educazione alle ragazze della città e le insegnano lavori donneschi.

Nel luogo dove oggi è fondato il di contro Monastero vi abitò per molti anni il G. Longo S. Pandolfo da Polizzi facendovi molti miracoli, fra i quali diede la vista ad un cieco nato, esistendo nel sud.to monastero il pozzo del convento le cui acque si distribuiscono agli ammalati. Le acque del med.mo pozzo sono in tutto l’anno amariccie, ma il giorno del detto santo sono dolci.

Il Collegio di Maria fu un tempo casa dei Padri Filippini.

Si divide la città in due Parrocchie ben grandi, la prima cioè della Chiesa Madre sotto il titolo di nostra Sig.ra DellAssunta, e la seconda di S. Giambattista padrone principale della città. In diverse chiese della stessa città che sono ventinove inclusi quelle dei conventi vi sono addette diciassette Confraternite, tre compagnie e sette congregazioni. Le confraternite sono i Bianchi che assistono gli afflitti giustiziandi dei nobili ;il SS.Sacramento dei Gentiluomini e Dottorati. S. Giacomo dei Nobili,S.Gianbattista dei Professori; nostra Signora della catena dei Professori;la concezione dei Nobili Professori ed Artisti. Il SS.Rosario dei borghesi; nostra Signora dell’Itria dei Borghesi; nostra Signora di Loreto dei Mercanti ed Artisti ,aggregata alla SS. Casa dell’ Oreto: San Giuseppe degli Artisti Falegnami e bottai; San Crespino dei calzolai; Li Santi quattro Coronati dei Muratori; San Francesco di  Paola dei Borghesi ed Agricoltori; S.Paolino dei Giardinieri ed Ortolani;S.Isidoro Agricola degli Agricoltori; Maria SS. Addolorata degli Agricoltori; S. Eligio dei Bordonai. Le tre compagnie sono,cioè una del SS.Viatico addetta alla Madrice chiesa aggregata a quella di Roma, altra sotto lo stesso titolo addetta alla chiesa di S. Gianbattista, che entrambe associano il S.mo Sacramento,che per Viaticosi conduce agli infermi: e la terza dei trentatre; aggregata a quella di Roma composta di simile numero di principali Borghesi addetti alla cappella del SS.Crocifisso nella chiesa dei Cappuccini per la festa di quella miracolosa immagine; e le dette congregazioni sono quella dei Bianchi; altra di S.Leonardo; di N.stra Sig.ra  Addolorata; di N.stra Sig.ra del Rosario; degli artisti e dei Professori in S.Gianbattista; dei Borghesi ed Artisti nella Madrice chiesa;  dei Notai e Professori nella Madrice chiesa;e dei ragazzi di S.Antonio di Padova.

Vi sono sei conventi ben grandi, che per la loro capacità vi sono stati tenuti Concili Provinciali, il primo cioè di Domenicani,il secondo dei Carmelitani scalzi chiamati Teredini,il quarto dei paolini, il quinto dei Riformati Francescani della più stretta osservanza, ed il detto dei cappuccini.

Prima però dell’anno 1774 vi erano dieci conventi, ma nel suddetto anno ne furono abolite tre per mancanza di religiosi, che furono il convento dei Carmelitani sotto il titolo di N.stra Sig.ra dei Miracoli che fu aggregato al convento dei carmelitani esistente; il Convento dei Francescani chiamati conventuali e quello degli Agostiniani della riforma di Sicilia; e l’anno 1786 fu abolito il quarto che era di Agostiniani; cinque dei quali conventi esistenti sono per le rispettive religioni collegi di studi, ed un noviziato.

Vi sta pure un buon ospedale per uomini e donne; un conservatorio di donzelle orfane, dove anche vivono religiose terziarie di S. Francesco; ed un monte di Pietà, il quale, a parte che mantiene il s.to ospedale di tutto il bisognevole, somministra medicamenti alle orfane del conservatorio, ai carcerati, ammalati ed a molte famiglie povere che per riguardarli essendo ammalate non possono condursi all’ospedale. Spende in ogni anno alcune somme a poveri in certi tempi determinati: dona a sorte alcuni legati per maritaggio a donzelle orfane e povere della città;  dispensa legati per turni a molte famiglie tanto di questa città quanto di altre del regno, ed alcuni legati di 400: per ognuno per maritaggio a molte famiglie nobili della Sicilia, che sono legatarie. E ciò oltre di molti alri legati per maritaggio che si dispensano da diverse opere di questa città. In essa vi esiste la fabbrica di drappi di seta nera chiamati cattivelli che si faticano da artisti; ma non sono sufficienti a provvedere la popolazione; vi sono inoltre moltissime fabbriche di tele diverse, di coltri, damaschi di tela di cotone e di panno grossolano chiamato albaggio del quale si vestono i contadini; e queste fabbriche si operano dalle dame, essendo quasi tutte attive nel mestiere del telaio ed infine ogni sorta di calzette all’ago. Nel territorio poi vi sono due realchieri volgarmente chiamati lavatori, dove si costipano i panni grossolani di tutta la comarca non che il paese ed indi ci si portano in città, vi si fa la tinta nera.

Non vi sono ne collegi ne seminari pubblici ma soltanto la scuola bassa normale pubblica; quindi la Scienza come la grammatica retorica filosofica, Teologia, Medicina e legge si apprendono da maestri privati dai quali si apprendono pure l’altre belle lettere che in essa fioriscono e più delle altre Scienze vi fioriscono la legge, la medicina e l’ Oratoria essendovi in questa città 27 dottorati in Legge oltre che causidici e studenti, 7 dottorati in Teologia ed 8 in Medicina, oltre che altri 4  privilegiati in Medicina e 3 in Chirurgia. Per quanto antica sia questa città di Castelvetrano non si vede in essa altro antico monumento permanente; se non che un gran castello il quale facendo parte del gran Palazzo del Principe, si trova quasi tutto riformato, che appena dell’ antichità se ne osserva un’altra torre ottagonale, ed alcuni altri pezzi di mura del castello di Ponente ed a Mezzogiorno, con alta torre quadrata verso Libeccio, alla quale sono state attaccate altre fabbriche. Il castello era quadrato con 4 torri agli angoli, due delle quali sono esistenti come si disse, che sono l’una a greco e l’altra a libeccio; quella che era a scirocco fu smantellata allorché vi si fondò la colleggiata; e l’altra a maestro di struttura gotica fu pure smantellata modernamente l’anno 1794 e rifabbricata della stessa grandezza e forma ma di diverso ordine. Si sono osservate altre antichità, che non sono permanenti, come di molte fossa di grano nel pubblico piano del medesimo castello, che successivamente sono state ripiene; di cadaveri sepolti in due piani nel palazzo sud, dei quali cadaveri se ne trovarono 4 l’anno 1782 in occasione di farsi un fosso nel piano semicircolare del sito palazzo ed un altro cadavere trovato l’ anno 1793  vicino il luogo delle forche fuori della città, coperto di un gran sasso, nel  cui sepolcro si trovò un boccale di vetro, le quali cose dimostrano grande antichità. Nel suo territorio però a mezzogiorno vicino al mare vi sono gli antichissimi e celebratissimi monumenti della rovinata città di Selinunte  che al riferir di Tucidide lib.I fu una delle sette città libere di Sicilia, potente al pari di Atene, anziché più doviziosa, dove si osservano le superbe rovine della stessa e mezzo miglio distante della stessa verso Oriente si ammirano pure le rovine di tre gran templi di ordine Dorico, il più magnifico dei quali, secondo Erodono lid:6 a Giove Olimpico chiamato forense, perché il suo tempio era fuori dalla città, a differenza forse di un altro alla medesima deità dedicato di cui pure e appaiono le superbe rovine, e altri due tempi per tradizione si ha essere stati dedicati a Castore e Polluce,da dove forse è nata l’etimologia di terra dèi Pulci per essere corrotto il nome di Polluce, quanto vero, che a tutt’ora l’Ill.ma Deputazione del regno dona il nome di torre del forte Polluce alla descritta torre marittima, che sta situata fra le rovine di Selinunte. Le magnificenze della quale città e tempi sono sorprendenti a segno, che sembrano uno stupore dell’arte per la gran mole dèi pezzi dèi quali erano fabbricati giacchè i capitelli delle colonne dei templi hanno di giro palmi 56; cioè 14 per ogni facciata e così a corrispondenza sono le gran colonne architravi essendo questi di un solo pezzo palmi 32: di lunghezza 20 ;di doppiezza ed altrettanti di altezza; di maniera che tutte 4 le facciate girano palmi 40. Sono però sia la città che  i templi tutti rovinati, a riserva di molti pezzi di colonne,e di una delle stesse senza capitello, la quale è formata di 5 pezzi ed è alta palmi 70 circa, questi monumenti e quelli della città rovinata di cui ne appare tutt’ora la circonferenza della fortezza un pezzo di muro quasi intero della parte orientale e molte colonne di palmi 32; ed altri gran pezzi sparsi vengono ammirati da molti oltramontani ed inglesi, che vengono in questa riva appositamente per osservare la magnificenza, non essendovi, al dir del Fazello, nella Decade prima lib.6 cap.4 l’uguale in tutta l’Europa. Verso Oriente poi poco meno di tre miglia distante da Castelvetrano vi è un antico castello chiamato Bigini, un tempo possessione dei Gesuiti che dalla struttura dimostra essere molto antico.Verso lo stesso Oriente distante sei miglia da Castelvetrano si osserva un antichissimo castello in buone parte rovinato, che oggi si chiama castello della Dieta. Questo doveva essere uno dei castelli inespugnati perché situato sopra una vaga naturalmente da ogni parte inaccessibile ed altissima che scende a piombo e può salirvisi da un solo passo stretto e montuoso, per cui appena possono passare due uomini uniti. In cima però della rupe, dove sta il castello il terreno è perfetto piano, che ha di circonferenza due terzi di un miglio italiano dove si trovano molte fosse per conservazione di grano.

Il piede di questa rupe è circondato dal fiume Belice e da uno stagno che la rendono più forte. Questo luogo dovette essere abitato da più gente, ed io credo che sia, quell’oppida legu descritta da Tolomeo all’Oriente di Elcezio, e finalmente verso libeccio, 4 miglia circa distante dalla suddetta Castelvetrano vi è l’antico castello chiamato di Barribaida descritto dal Fazello nel fine del lib.20 decade prima.

               Si rende Castelvetrano magnifica tanto per la sua ampiezza girando le sue mura 4 miglia italiane circa, quanto per le sua belle strade lunghe, larghe e piane e per conseguenza carrozzabili, fatte a giusto declivio per scorrere le acque piovane mantenendosi sempre asciutte per essere quasi tutta fondata su di una ferma roccia, come ancora per molti edifici, che l’adornano, che sono il castello, ossia gran palazzo del principe e con d.ta torre ottagonale, al quale palazzo sta attaccata la chiesa Madre dell’insigne collegiata di S. Pietro col suo bello ed alto campanile, la Madrice chiesa la parrocchia di S. Giambattista, la chiesa delle anime SS. del purgatorio, il carcere con una altissima torre, altra torre antica chiamata dei Tigli ed altra chiesa al N.29 come si disse 14 delle quali sono sacramentali, e precisamente, molte case particolari, la rendono magnifica, le fabbriche di 9 conventi , compresi 3 dèi 4 aboliti e del monastero, le quali essendo fabbricati nel giro della città con bell’ordine sembra, che la stessa sia munita di gran fortezza, di giardini adorne, essendovi nelle chiese grosse e sonore campane. Viene pure adornata da una fontana pubblica di eccellente acque che è condotta da una  fonte vicino al castello dei bigini, che perciò è detta acqua Biggibii, la stessa che un tempo scorreva in Selinunte, come dalla iscrizione, che si vede nelle fontana della Ninfa di sopra descritta si è osservata, e come pure rapporta il Fazello, oltre di altri fonti nelle case dei particolari, essendo la d.ta città anche abbondante di acque di pozzi e di cisterne che si riempiono della s.ta acqua dei Bigini. Si rende poi in essa città ammirabile un’armeria ben grande nel palazzo del principe, ripiena di corazze di fino acciaio, fra le quali ve ne sta una reale di scoppi di diverse forme e struttura anche a due grilli, pistole, spade ed altri molti arnesi e vestimenti militari usati dagli antichi.

Si rende pure ammirabile l’insegne statua marmorea del glorioso precursore S.Giambattista, opera del celebre Antonio Gagini, non essendovi statua nel regno che possa uguagliarla. Come pure sono celebri l’ urna marmorea sepolcrale di D.na Zenobia Gonzaga duchessa di Mantova e Guastalda moglie di D.Giovanni D’ Aragona Principe di questa città la quale urna posta nel Coro dietro l’ altare maggiore della chiesa dei Domenicani dove vi sono altri sepolcri dèi Principi.  

L’albero di Jesse con dodici celebri statue di re e di Maria SS. che stanno appese sui rami dell’ albero quasi tutte rilevate dal muro sull’ arco dell’ altare maggiore della medesima chiesa; e molte altre buone statue e pitture celebri in diverse chiese. Al convento dei padri Cappuccini poi vi si venera l’insigne Crocifisso di padre Pietro da Mazara, che parlò familiarmente col medesimo l’anno 1550, come si legge nelle Canoniche dei padri suddetti, del quale crocifisso vi è tradizione, che essendosi assaltata la città di Africa il sud.to anno da P. Giovanni Austria de Vega nelle vicinanze di Tunisi, perché era tramontato il sole, fece mantenere crepuscoli serotini sino alle due ore della notte, per cui i cattolici colsero in quel tempo i frutti della loro vittoria contro i turchi; ed ancora, che abbia scaturito sangue da una coscia in occasione che un prelato volle toccarlo col temperino per vedere di quale materiale fosse stato formato, dal che ne appare attualmente il segno.

              Questo Crocifisso fu portato in questa città di unita al corpo del padre Pietro da Mazara dal sud. to P.Giovanni D’Austria che fu pregato dall’ accennato padre di non gettarlo in mare dopo la sua morte, ma di portarlo nella terra più vicina della Sicilia, essendo qui approdato perciò vi lasciò il corpo del padre Pietro con l’accennato Crocifisso. Nella stessa chiesa dei Cappuccini vi sono innumerabili reliquie insigni fra le quali quella della S. Croce del nostro Salvatore della quale ve ne sono in altre Chiese,e le ossa di tre interi  corpi dei Martiri S.Lucio,S.Restituta e S.Gavino,posta in tre ossa con cristalli.

Nella Collegiata  vi è una delle spine della corona di N.stro. Sig.r Gesù Cristo,le reliquie S.Pietro apostolo ,di S.Rosalia ,ed il capo  intero e la braccia di S Bonifacio Martire con altre reliquie.

Nella chiesa della parrocchia vi è quella di S.Giovanni Battista ed in molte altre chiese vi sono innumerabili reliquie di Santi,come quella di S.Anna madre di Maria SS.ma,di Antonio Abbate,S.Anastasia,S.Francesco di Paola ed altri gran santi.Nel ter.rio di questa città distante tra miglia vi sono sepolti 40 martire selinuntini rapportati da Gaetani,ma non se ne sa il luogo distinto.

Le produzioni del vasto ter.rio di Castelvetrano la di cui circonferenza è di 50 miglia italiane circa,sono di frumento d’ogni genere, orzo, fave, legumi,vino, olio,lino, mandorle, miele eccelente,soda,riso,ceci,caciocavalli ed altri frutti di mandrie frutti d’ogni specie di quelli che sono nella Sicilia,a riserva di castagna che non si producono, fra i frutti vi sono l’albicocche e le pere chiamate jazzole rosate,che sono le più squisite che si trovano in tutto il regno di Sicilia e fuori; come ugualmente lo sono i vini, questi sono rinomatissimi per la squisitezza e generosità che non la cedono a qualunque vino del mondo,tanto che il moscato calabrese vernaccia ed altri vini generosi del suo stato si mandano per complimento non meno per tutto il regno,che in Napoli,Roma,Genova ed in altri paesi e sono li più accetti.Abbonda inoltre di ogni sorta di foglia tanto domestica che selvaggia.

La popolazione di essa città seconda l’ultima numerazione  scende a 15 mila,non compresi molti forestieri,di regolari,monicali,e convittrici del collegio di Maria e conservatori delle orfane,quanto vero  vi sono 15 Notai .Le quali anime vivono in due gran parrocchie,come si disse,cioè una della Madrice chiesa,sotto cura di un arciprete e 4 cappellani curati perpetui ;e l’altra di S.Giambattista sotto la cura di un Parroco e di 2 curati perpetui.

Il commercio che si fa in d.ta città tanto coi forestieri,che  coi paesani è di tutti i sud.ti descritti generi,che produce il suo territorio ma il principale è il frumento,orzo,fave,vino,olio,lino di mandorle,dèi quali se ne coltiva una ingente quantità.Si fa inoltre commercio di bovi, vacche, cavalli, muli, asini, pecore , capre, porci, lana, cuoi, pelli, corde di canape, cofane e corde di  foglia di palma selvaggia vasi di creta di diversa specie e specialmente di grosse giarre per conservare olio ed altri generi.E’ da notarsi che nel territorio di questa città vi sta il Priorato della S.ma Trinità di Delia di regio padronato,il quale un tempo era dei Benedettini di antichissima fondazione,volendo alcuni sia stato fondato dal conte Ruggero Normanno;quel Priorato è un beneficio pingue e ha tre feudi ed altre molte rendite il di cui Priore è regio consigliere e vi sono 12 molini d’acqua,questi molini non solo servono all’uso di molire il grano di Castelvetrano ,ma ancora dei vicini paesi di Partanna,S.Ninfa,Campobello e pure Menfi.E’ notevole pure una terra minerale nera,che si trova in un pozzo di questa città di peso equivalente al piombo,di cui si servono tanto in questa,quanto in altri paesi per dar tinta alla creta perché resiste il di cui colore al riverbero delle fornaci.Notasi pure,che un miglio vicino la città vi è un marmo durissimo nericcio con vene bianchicce che si porta a lustro perfetto;ed in alcuni pozzi vicino la città si è trovato qualche poco d’ Antimonio.Questa città per privilegio accordato da Carlo 5° Imperatore dato in Bruxelles il 5 aprile 1532,puo’ fare tutti i giochi , giostre,tornei ed altri servizi d’arme. E fa il pubblico gioco del toro.

               La stessa ha dato al mondo diversi soggetti ragguardevoli in dignità,lettere ed armi,dèi quali quantunque se ne sia degli antichi persa la memoria,se ne descrivono soltanto quelli che sono alla notizia,cioè D.Simone D’Aragona,e Tagliavia cardinale di S.Sabina,uomo celebre che occupò pure molte cariche,rapportate dal Mongitore,nelle notizie della sagra Manzione di Palermo;Don Pietro d’Aragona Cardinale ed Arcivescovo di Palermo rapportato da Rocco Diro,D.r in Teologia e nell’una e l’altra legge Di Simone Abbate mitrato di S.Lucia,regio consigliere eletto per cedola reale da Filippo nell’anno 1648,il quale fu visitatore dei Vescovi , eletto per data in Madrid l’ 11 luglio 1659, che infatti visitò i due vescovati di Cefalù e Patti e le abbazie, Priorati,commende e benefici di regio Padronato. Fu vicario delle diocesi di Palermo e Girgenti; finalmente fu presentato vescovo di Girgenti ma si trovò  morto.

Il Padre  Girolamo Scalaglino riformato di S. Francesco,della regia monarchia,provinciale del suo ordine,visitatore della provincia di Calabria fu missionario nei regni di Barbaria dove convertì diversi turchi ed apostati,fondò 4 ospizi ed un altro per i cattivi; come pure fondò ivi un vescovato, di cui essendo egli stato eletto vescovo lo rinunciò, indi essendo stato troppo caro all’imperatore di Marocco fu dal med.mo ambasciatore a Carlo 2° re di Spagna, a cui pure fu troppo caro e da questi fu eletto suo agente, nei presidi d’Africa; Monsignor D. Francesco Saverio di  Vita, attuale vescovo di Filomelia è stato più volte vicario Gentile e capitolare di questa diocesi di Mazara. Pietro di Luna, Giudice della G.C.; che  stampò i consigli rapportato da Padre Giuseppe Poma filippino che scrisse De Arte Oratoria. Padre Felice Brandimarte  Provinciale capp.no scrisse D’Arte Oratoria e tre volumi di panegirici. D. Biagio Militello giudice della G.C.  scrisse De Jure Magni Admirantes . Don Giuseppe Poma scrisse in medicina de Febribus putridis. Il padre Paolo Anga agostiniano, De modo exorcizandi . Don Francesco Saverio di Vita ex gesuita scrisse il conforto dell’anima nel tempo dell’infermità. E finalmente ha dato al mondo molti abati di religione, provinciali,cavalieri,di Malta e di altre religioni e gran servi di Dio, dèi quali se ne osservano i nomi e le vite nelle rispettive coniche degli ordini nei quali sono vissuti.       

 

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